Religione, web e radicalizzazione: una mappatura della Facoltà di Teologia di Lugano dà risultati rassicuranti
Servizio comunicazione istituzionale
13 febbraio 2025
L’Istituto Religioni e Teologia (ReTe) della Facoltà di Teologia di Lugano (FTL), affiliata all'Università della Svizzera italiana (USI), ha effettuato un monitoraggio dei siti web religiosi basati in Ticino e dei profili social delle varie comunità, con l'obiettivo di individuare e prevenire eventuali radicalismi. I risultati della ricerca, di interesse pubblico, sono stati commentati da numerosi media.
Il monitoraggio, commissionato in parte dalla polizia federale e condotto all'interno del progetto "L'infosfera religiosa del Canton Ticino", è durato 6 mesi e ha coinvolto circa 500 pagine, all'interno delle quali sono stati analizzati indicativamente 5'000 contenuti. Commentando i risultati emersi, Adriano Fabris - Docente presso FTL e Direttore dell'Istituto ReTe - ha osservato come "l'infosfera ticinese è molto articolata: c'è una presenza molto forte delle varie religioni sui social più diffusi come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube. Da un punto di vista quantitativo, anche in considerazione dell'età delle persone maggiormente coinvolte dallo studio, abbiamo constatato come siano maggiormente utilizzati Instagram e Facebook rispetto a TikTok. Prevale inoltre un utilizzo orizzontale tra pari, tipico delle comunità, piuttosto che un uso verticale, che caratterizza ad esempio social come X. Quello che abbiamo osservato è uno scambio notevole di informazioni e una vita comunitaria molto interessante". Per quanto concerne il rischio di radicalizzazione in e della rete "i dati sono abbastanza confortanti - ha continuato Adriano Fabris - in quanto il materiale è pubblico e le interazioni si svolgono per lo più in lingua italiana, ma soprattutto i fatti sensibili sono molto poco commentati. Ciò significa che in questi siti quello che interessa è la coesione della comunità e lo scambio dell'esperienza religiosa". Un altro dato interessante da mettere in luce è il fatto che il dialogo tra comunità differenti è limitato: gli utenti interagiscono per lo più con i membri della propria comunità, forse anche a causa della struttura stessa dei social.
Il 30,5% dei contenuti analizzati riguarda la comunità cattolica, immediatamente seguita da quella protestante, islamica e ortodossa, mentre è quasi assente quella ebraica. Sono state intercettate anche delle sette religiose: "Soprattutto le nuove religioni, che non hanno luoghi fisici, vivono le loro esperienze principalmente online. Un esempio è la religione del jedi, che potrebbe far sorridere in prima istanza, ma sono religioni che intercettano un bisogno che arriva soprattutto dalla rete, la quale in qualche modo viene divinizzata, come un qualche cosa di infinito che ci permette di stare in relazione" ha spiegato il Direttore dell'Istituto ReTe. "Le nuove religioni e le sette hanno mostrato un po' più di professionalità nell'utilizzo dei dispositivi, sembrerebbero esserci degli specialisti che lavorano nella produzione di questi dati, che però sono quantitativamente davvero ridotti" ha aggiunto Valerio Proserpio, ricercatore presso l'Istituto ReTe.
Nella vicina penisola, ma non solo, i social sono stati sfruttati da alcuni esponenti del mondo religioso che hanno tentato di attrarre nuovi fedeli tra i giovani sfruttando modalità di comunicazione a loro più vicine. "Alle nostre latitudini non ci sono casi analoghi, tuttavia online c'è una grande presenza di tutte le religioni, sia quelle tradizionali, sia quelle nuove. Questo si spiega molto facilmente: ormai la nostra vita non è solo quella nel mondo fisico offline, ma viviamo anche in ambienti digitali, dunque anche i fedeli vivono la loro esperienza religiosa anche in questo ambiente" ha spiegato Adriano Fabris.
Tra i contenuti più frequentemente condivisi si trovano notizie e informazioni di interesse per la comunità, oltre a commenti relativi a casi di attualità, sebbene si tratti di una minima parte del materiale. Si è inoltre osservato che le immagini e i video sono in netta maggioranza rispetto alle parole, costituendo insieme circa il 97% dei contenuti analizzati. Il materiale riguardante temi particolarmente sensibili è risultato essere meno del 2% del totale esaminato. Bisogna tuttavia tenere presente che, come sottolineato da Marco Menon, Assistente dottorando presso FTL, "gruppi Telegram o WhatsApp privati e altri canali di comunicazione che non sono accessibili liberamente al pubblico non sono stati oggetto dell'indagine". Non si può pertanto escludere che determinate tematiche siano oggetto di discussione all'interno di gruppi non accessibili pubblicamente. "Abbiamo un grande scambio di segni di cui ci è difficile decifrare il significato, ci piacerebbe entrare più nel dettaglio per capire se alcuni contenuti, pur essendo quantitativamente ridotti, potrebbero celare dinamiche più complesse" ha aggiunto Valerio Proserpio.
L'importanza di una mappatura come quella effettuata dall'Istituto ReTe è duplice: da un lato permette di osservare la trasformazione dell'esperienza religiosa, iniziata durante il periodo del COVID-19 a causa dell'impossibilità di recarsi fisicamente alle funzioni religiose, dall'altro mira a indagare la presenza di eventuali fenomeni di radicalizzazione i quali, come più volte sottolineato dai ricercatori, non sono sembrati essere presenti. "I fenomeni religiosi caratterizzano le esperienze umane in forme diverse - ha detto, aprendo la conferenza stampa di presentazione dei risultati della mappatura, il Rettore della Facoltà di Teologia, René Roux - e ce ne rendiamo conto quando approfondiamo la conoscenza del territorio e della vita di comunità nei suoi aspetti più problematici". Per questo motivo è importante avere una mappatura precisa in grado di fornire un termometro dei fenomeni religiosi anche online.